Inquinamento atmosferico, il fattore XI non fumatori, nelle grandi aree urbane assediate dallo smog, hanno un rischio più alto di contrarre patologie respiratorie rispetto a chi ha sempre la sigaretta in bocca. Avete capito bene: i non fumatori!! Gli effetti negativi sulla salute umana dell’inquinamento atmosferico, in altre parole, sarebbero indirizzati più alle persone sane che ha sempre la sigaretta in bocca.

Sembra un paradosso ma è quanto emerge da una ricerca pubblicata di recente sulla rivista internazionale, Environmental Health Perspectives. Sul banco degli imputati, come abbiamo più volte ricordato su questo blog, ci sono sia le polveri sottili, contaminanti le PM10, che le polveri ultrafini, le PM2.5 che vantano un diametro inferiore a 2,5 micron e sono invisibili a occhio nudo.

Il fattore X del rischio inquinamento atmosferico

Gli studiosi hanno calcolato che è sufficiente respirare 10 microgrammi per metro cubo di aria di polveri ultrafini al giorno per far aumentare il rischio di morte generico del 3% e del 10% per patologie cardiovascolari. Per i non fumatori, ed è questo il dato più originale di questa ricerca, il fattore di rischio, al contrario, salirebbe al 27% per patologie respiratorie.

L’inquinamento atmosferico non fa differenza di sesso, età e istruzione

A parte questa grande differenza tra fumatori e non fumatori, la ricerca ha scoperto anche che l’esposizione all’inquinamento atmosferico può comportare danni per la salute indipendentemente da età, sesso o livello di istruzione. Lo smog non fa sconti a nessuno. Rimangono ancora da chiarire quali siano i componenti e le fonti più dannose per il nostro corpo, e se queste emissioni arrivino da traffico stradale, attività produttive o centrali elettriche a carbone.