Inquinamento e salute pubblica, due facce dello stesso problema con Veronica UlivieriInquinamento atmosferico, salute e ambiente: per l’appuntamento di questo mese con il mondo dell’informazione su AirSharing ci siamo rivolti a Veronica Ulivieri, giornalista, collaboratore di Corriere della Sera, La Stampa e Affari & Finanza di Repubblica e di contenitori online dedicati all’ambiente come Greenews ed Econews. Veronica è una delle maggiori esperte di politiche internazionali sulla sostenibilità.

Veronica, cosa si trova in cima all’agenda della strategia per contrastare l’inquinamento?

“A livello internazionale, durante l’Assemblea mondiale della Sanità che si terrà a maggio a Ginevra sarà approvata una risoluzione sull’inquinamento atmosferico e la salute. Anche se tecnicamente si tratta un po’ della scoperta dell’acqua calda perché tutti o quasi sappiamo bene quali conseguenze abbia la qualità dell’aria che respiriamo sul nostro benessere. L’atto sarà un altro passo nella strategia dell’Organizzazione mondiale della sanità di far passare le politiche di lotta ai cambiamenti climatici sempre più come politiche di sanità pubblica. Secondo l’OMS, ogni anno 7 milioni di persone muoiono a causa dell’aria inquinata, che è diventata un rischio enorme per la sanità pubblica, responsabile di 1 decesso su 8 nel mondo”.

Sul fronte europeo, invece, come ci stiamo muovendo?

“Purtroppo la nuova Commissione ha cancellato a dicembre scorso il pacchetto di misure sulla qualità dell’aria elaborato dall’ex commissario all’Ambiente Potocnik. Una scelta che, oltre a testimoniare quanto poco siano considerate le tematiche ambientali nell’attuale politica europea, vanifica gli sforzi del passato. La qualità dell’aria era infatti tornata nell’agenda europea con un pacchetto di proposte approvato il 18 dicembre 2013 dalla Commissione, in cui si parlava anche di nuovi limiti di emissione di inquinanti”.

Oltre alle leggi come si può ridurre l’inquinamento atmosferico che grava sulle nostre teste?

“Ritengo che la progettazione urbana sia un po’ alla base di tutto: le città continuano a svilupparsi senza criteri precisi, e il cosiddetto vantaggio urbano, derivante cioè dal vivere in città, in queste condizioni di inquinamento non è più garantito”.

Quali sono le azioni prioritarie da mettere in campo?

“È centrale il principio di prevenzione. In questo ambito, ci sono molte esperienze positive come i regolamenti per l’edilizia sostenibile, l’incremento del verde pubblico nelle città e la riduzione del consumo di suolo per combattere il fenomeno delle isole di calore, uno dei principali elementi di malessere per la salute umana e del pianeta. Inoltre è necessario sviluppare le fonti rinnovabili nell’ottica di una futura autosufficienza energetica delle città e, come ho già detto, investire in pratiche di mobilità sostenibile”.