L'Ispra traccia una mappa dell'inquinamento indoor in ItaliaL’inquinamento indoor entra per la prima volta nel rapporto annuale sulla qualità dell’ambiente urbano realizzato dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale). L’aria che tira in casa, scuole, uffici guadagna così lo status di problema ambientale, soprattutto nelle grandi città italiane. Un sintomo di una nuova sensibilità sulla qualità della vita negli ambienti interni accompagnata da un elenco di indicatori scientifici che possono rivelarsi determinanti per conoscere gli eventuali rischi sanitari indotti da cattiva qualità dell’aria indoor: dal tasso di affollamento delle stanze alle muffe, dagli impianti centralizzati di condizionamento alla presenza di fumatori. Nella ricerca, giunta alla decima edizione, poi viene tracciata una mappa dei casi di legionellosi, un’infezione legata ai contaminanti biologici presenti negli ambienti interni e derivata da una cattiva aerazione o dalla scarsa manutenzione degli impianti centralizzati di condizionamento.

In base allo studio dell’Ispra, la maglia nera in Italia spetterebbe al Trentino seguito dalle provincie di Lucca, Firenze, Pistoia in Toscana e il piacentino in Emilia-Romagna dove si registrano da 34 a oltre 91 casi di legionellosi per milione di abitanti.

Una particolare fonte di inquinamento indoor analizzata nel rapporto, e di cui abbiamo già parlato su Airsharing, è quella costituita dall’uso di incensi e candele che rilasciano nell’aria inquinanti chimici come polveri sottili, monossido di carbonio, biossido di azoto, ossidi di azoto, biossido di zolfo, benzene, toluene e xyleni, formaldeide e idrocarburi policiclici aromatici. La soluzione? In base allo studio solo un’opportuna ventilazione degli ambienti consente di eliminare la totalità delle sostanze killer.