Come si fa a progettare la ventilazione degli edifici?La risposta a questa domanda è più facile di quanto si possa pensare, sia in termini teorici che pratici! Di seguito sono quindi fornite delle prime nozioni di base, che di volta in volta approfondiremo con altre informazioni, come i contenuti delle normative, oppure esempi di calcolo delle portate o ancora la descrizione di qualche tecnologia innovativa.

La teoria in “PILLOLE”

La definizione della quantità d’aria da ricambiare negli ambienti interni (cioè le portate di ventilazione) è definita nelle normative tecniche. I progettisti, sulla base di queste indicazioni, dimensionano l’impianto di ventilazione. Le portate di rinnovo dell’aria indicate dalle normative si basano sugli studi scientifici internazionali relativi alla IAQ (Indoor Air Quality) e sono state identificate per contenere le concentrazioni degli inquinanti a livelli non pericolosi per la salute.

La pratica in “PILLOLE”

Negli ultimi anni il mercato si è arricchito di molteplici tecnologie per realizzare un impianto di ventilazione sia nelle residenze che nel terziario. Progettisti e utenti possono quindi orientare le loro scelte su moltissimi fattori tra cui: gli spazi tecnici a disposizione, le risorse economiche, il contesto climatico al contorno, eventuali esigenze di filtrare l’aria in ingresso, il tipo di occupazione degli ambienti e la necessità di utilizzare eventuale sensoristica per regolare il rinnovo dell’aria.

Detto questo:

..immagino che ci saranno molte domande! In questo blog saranno ovviamente tutte benvenute anche perché lo scopo di questa pagina è proprio quello di fare chiarezza sulla ventilazione degli edifici.

Inizio io stessa a proporne una per chiarire il malinteso più frequente sul tema:
“Perché parlare di un impianto di ventilazione quando ho a disposizione delle finestre apribili per gestire a mio piacimento il ricambio dell’aria?”

Le ragioni sono più di una e le elenco qui sotto:

  1. Nello scorso numero si diceva “build tight and ventilate right”, cioè sigillare bene l’edificio e ricambiare l’aria correttamente. Right indica per l’appunto quella quantità indicata dalla normativa, importante per salvaguardare la nostra salute. In un periodo storico in cui è fondamentale contenere al massimo i consumi energetici, gli edifici sono sempre più ermetici e senza infiltrazioni. Solo grazie ad un impianto è possibile “tarare” la ventilazione quanto e quando serve.
  2. L’utente spesso non ha la percezione del grado di inquinamento interno agli ambienti e quindi in alcune situazioni di criticità o rischio non sente l’esigenza di aprire i serramenti per arieggiare.
  3. Aprire i serramenti nella stagione fredda significa sperperare calore verso l’esterno, senza gestire correttamente il grado di inquinamento dell’aria interna. Ad esempio, sarebbe importante ricambiare l’aria nelle stanze da letto di notte, quando le persone stanno dormendo, al fine di tenere bassa la concentrazione di anidride carbonica e di vapore (che, in presenza di punti freddi, andrebbe inevitabilmente a condensare). Ma chi mai si alzerebbe ad intervalli regolari di tempo per arieggiare durante le ore di sonno?
  4. Siamo ingannati dai contenuti obsoleti di regolamenti edilizi che ancora, in molte zone d’Italia, annoverano tra i requisiti per la salubrità degli ambienti la sola presenza di serramenti apribili. E se poi quei serramenti nessuno li aprisse (ad esempio nei periodi di malattia, o quando fuori è troppo freddo)? O ancora: se venissero aperti troppo spesso? Nel primo caso la qualità dell’aria interna sarebbe molto bassa e potrebbe mettere a rischio gli occupanti o l’edificio (rischio muffe); nel secondo caso genererebbe un eccessivo dispendio di energia.



Se ventiliamo meccanicamente, quanta energia consumiamo? Leggi qui.