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Polveri sottili e particolato: cosa sono e perché fanno paura

16 Giugno 2019 - Inquinanti e salute

Polveri sottili e particolato: cosa sono e perché fanno paura

L’inquinamento atmosferico uccide prematuramente 7 milioni di persone all’anno nel mondo. Ogni 24 ore muoiono nel mondo circa 10.000 persone per cause direttamente o indirettamente collegate all’inquinamento dell’aria.

L’aumento della mortalità ripartisce la propria incidenza sul decesso per ictus cerebrale (24%), malattie cardiache (25%) e malattie polmonari (43%).

Oltre l’80% della popolazione mondiale che vive in aree urbane è esposta a livelli di tossicità dell’aria che superano abbondantemente i limiti fissati dall’OMS.

Gli effetti combinati dell’inquinamento atmosferico ambientale (esterno) e dell’inquinamento domestico (interno) stanno peggiorando il quadro generale della salute pubblica.

L’inquinamento dell’aria è il più diffuso rischio ambientale per la salute

Dal 12 al 14 febbraio scorso, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, in inglese WHO) ha indetto una Consultazione di Esperti presso la sua sede di Ginevra per

  • presentare i dati sull’attuale situazione della qualità dell’aria,
  • identificare quali prove, metodi e applicazioni siano più efficaci,
  • individuare le esigenze di studio e ricerca per i prossimi anni,
  • ascoltare i suggerimenti degli esperti per concordare un approccio coerente e armonizzato ad un problema tanto complesso.

Salute e pericoli da inquinamento domestico

Se ne parla ancora poco, ma l’inquinamento indoor è ancora più pericoloso di quello esterno. Ogni anno si contano circa 4 milioni di morti premature, spesso dovute a stufe e fornelli da cucina inefficienti che producono fumi, specialmente nei paesi in via di sviluppo.

L’EPA (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente fondata da Richard Nixon negli USA), individua i 6 inquinanti dell’aria che danneggiano maggiormente la nostra salute:

  1. Ozono a livello del suolo
  2. Monossido di carbonio
  3. Diossido di zolfo
  4. Particolato
  5. Piombo
  6. Diossido di azoto

Anche se tutti questi elementi sono dannosi per la salute umana, è la concentrazione di ozono a livello del suolo ed il particolato come il PM2,5 (prodotti dalle attività umane) a destare maggior preoccupazione.  I danni maggiori si rilevano a carico del sistema respiratorio e circolatorio, soprattutto nei bambini.

Essere informati è il primo passo per proteggersi dai rischi

Considerata la gravità del problema e visto che riguarda tutti, è necessario far chiarezza e diffondere conoscenza sulla qualità dell’aria esterna e sui livelli di inquinamento indoor per stimolare le persone ad accedere alle opportune precauzioni.

Le particelle sospese presenti nell’aria che respiriamo sono chiamate polveri sottili o particolato atmosferico.

Si identificano con la sigla PM (Particulate Matter) seguita da un numero (ad esempio 10) che indica la grandezza del diametro della particella che può variare fino a 10 micron o micrometri (1 micron=1 milionesimo del metro). (foto)

Come spiega l‘Istituto Superiore di Sanità, il PM10 è chiamato anche frazione toracica in quanto, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea (localizzate nel primo tratto dell’apparato respiratorio).

Le particelle più piccole (con diametro inferiore a 2,5 micron) chiamate PM2,5 o frazione respirabile, possono invece arrivare ancora più in profondità nei polmoni. Esistono anche particelle con diametro piccolissimo, dette particolato ultrafine (PUF), che possono penetrare fino agli alveoli polmonari.

Il PM10, considerato un buon indicatore della qualità dell’aria, è formato da un insieme di particelle solide di diversa natura, composizione chimica e dimensione (tra 10 e 2,5 micron); può essere del tutto diverso da città a città poiché dipende dallo sviluppo del centro urbano, dalla presenza di industrie, dai combustibili utilizzati e dal clima.

Il problema si sta complicando ulteriormente perché molte sostanze chimiche, come gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ed i metalli (quali piombo, nichel, cadmio, arsenico, vanadio, cromo), possono aderire alla superficie delle polveri sottili determinando gravi effetti sulla salute della popolazione esposta.

Da cosa deriva il PM10

Il PM10 è presente nell’aria a seguito di:

  • eventi naturali, come l’erosione, causata dal vento, di rocce ed altre superfici, la formazione di aerosol marino, le tempeste di polvere, gli incendi o la fuoriuscita di gas dai vulcani;
  • attività umane che utilizzano combustibili fossili o biomasse, come nelle lavorazioni artigianali ed in quelle industriali (ad esempio nelle centrali termoelettriche, raffinerie, nelle industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio), ma anche in attività quotidiane come cucinare, riscaldare, trasportare merci o utilizzare veicoli a motore. Il PM10 è infatti uno dei principali componenti dei gas di scarico degli autoveicoli, degli impianti industriali e delle emissioni portuali.

Il particolato atmosferico persiste a lungo nell’aria e viaggia anche per lunghe distanze, trasportato dalle correnti d’aria. Il vento e la pioggia contribuiscono a diluire ed abbassare i livelli di PM10 nell’aria, ma non  lo eliminano, lo fanno semplicemente ricadere e depositare al suolo.

La tossicità del particolato atmosferico cambia a seconda della provenienza: quello derivato da attività umane è generalmente più tossico rispetto a quello determinato da fenomeni naturali.

Il PM10 è causa di molte malattie soprattutto a carico dell’apparato respiratorio. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’inquinamento dell’aria (di cui il particolato atmosferico è un indicatore) nel Gruppo 1, vale a dire tra le sostanze cancerogene per l’uomo.

Prevenzione e buone prassi

Il tema della qualità dell’aria è presente nell’agenda dei maggiori governi mondiali da molto tempo, per ora senza grandi risultati.

Tuttavia, ciascuno di noi può adottare buone prassi quotidiane per limitare i rischi per la nostra salute e quella dei nostri cari, soprattutto anziani e bambini.

Non potendo intervenire direttamente sull’inquinamento esterno, possiamo scegliere di intervenire personalmente almeno su quello domestico per diminuire i livelli di PM10 presenti negli ambienti interni (indoor).

Buone abitudini quotidiane potrebbero essere quelle di:

  • arieggiare le abitazioni aprendo di preferenza le finestre più distanti dalle strade maggiormente trafficate o, comunque, nelle ore in cui il traffico è limitato. Se sono presenti impianti di ventilazione o condizionatori, è bene evitare di collocare prese o bocchette dell’aria in corrispondenza delle strade più trafficate ed è importante far effettuare, da personale esperto e con una certa regolarità, una corretta manutenzione e pulizia dei filtri;
  • evitare di soggiornare troppo a lungo e di dormire in ambienti dove sono stati accesi o utilizzati camini, stufe, prodotti come bastoncini d’incenso, deodoranti, diffusori di profumi o dove sia stato utilizzato fumo di tabacco e sigarette elettroniche;
  • effettuare una regolare manutenzione, sempre da parte di personale esperto, dei sistemi di riscaldamento che devono essere dotati di canali di areazione esterna;
  • evitare di aprire le finestre dotando gli ambienti di sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata per purificare la qualità dell’aria indoor, espellere l’aria interna inquinata grazie al ricambio d’aria costante e filtrare efficacemente polveri sottili e pollini provenienti dall’esterno.


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