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Una buona ventilazione blocca l’inquinamento da Radon

23 Giugno 2015 - Inquinanti e salute

Una buona ventilazione blocca l’inquinamento da Radon

Il Radon è un vero killer. Le inalazioni da inquinamento da Radon sono la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo di sigaretta.

Nonostante ciò, l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori non sono ancora preparati e sensibili all’inquinamento da Radon, che potrebbe essere drasticamente ridotto con la corretta ventilazione e depurazione degli ambienti abitati.

L’inquinamento da Radon sale da sotto gli edifici

Il Radon (simbolo chimico Rn) è un gas nobile radioattivo di origine naturale, si sposta facilmente e dalle sue sorgenti principali – il suolo sottostante gli edifici e i materiali da costruzione – raggiunge l’aria interna degli edifici seguendo varie di trasmissione.

Il gas viene spinto verso l’esterno dalla differenza di pressione o per diffusione.

All’aperto si disperde diluendosi notevolmente, l’inquinamento da Radon diventa pericoloso quando il gas si concentra negli edifici, dove penetra attraverso fessure anche piccolissime presenti nelle fondamenta o attorno alle murature.

Il tasso di Radon nell’aria degli ambienti interni è variabile nell’arco della giornata, di solito è maggiore di notte.

Cambia anche da un giorno all’altro, a seconda delle condizioni meteorologiche e della ventilazione, e con il variare delle stagioni, normalmente è più alto in inverno che in estate.

La miglior stima del valore medio è quindi la media annuale.

Un inquinamento concentrato

L’inquinamento dell’aria degli ambienti interni a causa del Radon può raggiungere valori centinaia di molte maggiori che all’esterno, come è stato dimostrato dalle indagini su campioni rappresentativi di abitazioni effettuate in molti Paesi, europei e non.

Negli ultimi anni sono state fatte rilevazioni anche in luoghi di lavoro, ed in particolare nelle scuole.

I risultati vanno da valori minimi di qualche Bq/m3, equivalenti ai valori tipici all’aperto, fino a valori massimi che possono anche superare, in casi molto particolari, diverse decine migliaia di Bq/m3.

In questo caso l’inquinamento da Radon è da allarme rosso.

Radon: Italia maglia nera in Europa

L’Italia è in cima alla classifica dei paesi europei che vanta, si fa per dire, le maggiori concentrazioni di radon, un gas naturale e radioattivo rilasciato dal terreno e da alcuni tipi di cemento e fortemente presente nella maggior parte di edifici e abitazioni.

Come abbiamo già scritto su questo blog è importante il ricambio d’aria nelle costruzioni che hanno un isolamento eccessivo.

L’assegnazione della maglia nera all’Italia per il radon è emersa in seguito a un recente studio presentato dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nell’ambito di un convegno organizzato da ESORAD, la rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale.

Il radon è tra i principali, e più subdoli, inquinanti indoor: è invisibile e inodore ma secondo l’Istituto superiore di sanità è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di tabacco.

Ma entro il 2018 l’Italia sarà obbligata a recepire le nuove direttive Ue sulla prevenzione dei rischi da radiazioni ionizzanti che fissano paletti più rigidi per il controllo di questo gas inquinante nelle abitazioni.

Ridurre il pericolo del Radon con sistemi di VMC

L’unico sistema brevettato fino ad oggi per contrastare la diffusione del radon negli ambienti indoor è la tecnologia di ventilazione meccanica controllata come Aircare, il nuovo prodotto di Thesan dedicato in maniera specifica a migliorare la qualità dell’aria e l’ambiente in casa.

Si tratta del metodo più valido per garantire un corretto ricambio d’aria ed espellere ogni traccia di radon.

In base allo studio dell’Ispra, le regioni italiane con concentrazioni medie maggiori di radon sono Lazio, Lombardia, Campania e Friuli Venezia Giulia.

I risultati dello studio sono una sintesi dei rilevamenti effettuati da 33 laboratori (tra Agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale, Croce Rossa Italiana e Istituti Zooprofilattici Sperimentali) che producono in media 12.000 dati per anno, di cui circa il 30% su campioni alimentari e il 70% ambientali.



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